Jeans, Blue Jeans, T shirt e minigonna

Se potessimo viaggiare nel tempo, capiremmo di certo gli anni in cui ci troveremmo se vedessimo per le strade un sacco di blue jeans, t-shirt e minigonne. Gli anni ’50 e ’60 sono stati gli anni del boom della moda più libera in assoluto, quella che ha poi aperto le porte a tutti gli anni successivi, spazzando via ogni tipo di tabù. La donna, finalmente libera di esprimere e mostrare il proprio corpo, con un capo molto comodo e fresco quale la minigonna. A questa si affiancava il jeans degli uomini, di cui poi esplose il modello “blue jeans”, sia per gli uomini che per le donne.

Ai jeans si aggiunse anche la T-shirt, inventata dalla marina americana come canottiera per i soldati. Questo modello fu ripreso, modificato e commercializzato in numerose versioni, oggi praticamente infinite. Alla comodità dei pantaloni si aggiungeva anche un nuovo sostituto alla classica camicia.

Proprio i blue jeans e le t-shirt divennero le prime vere tipologie di abito prodotto in versione maschile e femminile (per quanto riguarda i jeans) e in taglie unisex (per quanto riguarda le t-shirt).

La rivoluzione della minigonna

La minigonna è stata una vera e propria rivoluzione culturale, per quanto riguarda l’abbigliamento. Essa infatti rompeva tutti i tabù che generalmente esistevano in tutto il mondo riguardo alla “dignità” dell’abbigliamento femminile, che doveva coprire buona parte delle gambe. Sebbene da alcuni anni ormai la donna poteva regolarmente scoprirsi in spiaggia, non esisteva ancora un abito commercializzato che presentasse quelle caratteristiche che la minigonna avrebbe apportato alla moda femminile. La prima volta che si utilizzò il nome di “mini” si deve a Mary Quant, una stilista britannica che dalla fine degli anni cinquanta iniziò a proporre abiti sempre più corti.

Tuttavia, non si può parlare di un’invenzione, poiché il fatto che gli abiti femminili andavano restringendosi era sotto gli occhi di tutti e soprattutto degli stilisti, soprattutto nelle grandi città. A Mary Quant si deve il fatto di aver trasformato questi “segnali” in un fenomeno mondiale.

Evoluzione della minigonna

Negli anni ’70 alle numerose varietà e misure di minigonne si affiancarono anche altri tipi di abiti, sempre corti, come ad esempio gli short (i pantaloncini corti) e gli hotpants. Anche gli shorts crearono un vero e proprio boom, poiché se da una parte lasciavano molto scoperte le gambe, dall’altra risultavano più “coperti”, perciò trovarono una larga diffusione tra le donne che evitavano ancora la minigonna.

Gli hotpants invece erano (e sono) una forma di gonna ancora più corta, utilizzata nei tempi più recenti sovrapposta a leggins. Molto simili in tal senso sono le minigonne jeans, con lunghezza solitamente inferiori ai 20 cm e utilizzate sopra leggins.

Oggi la minigonna è presente in migliaia di versioni differenti, a seconda del periodo essa si adegua e prende nuove forme o colori.

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